…MAGARI… la precarietà on stage
By redazione On 11 Jul, 2012 At 06:03 PM | Categorized As IoVedo | With 0 Comments

 

di Marta Sclip

Attuale, di tendenza… specchio di una società che non ci fa dormire la notte, che ci tieni incollati al pc in attesa di una mail in risposta ai 150 curricula inviati, che ci insegna a vivere per lavorare e che si prende gioco di giovani precari trentenni alle prese con vite sentimentali burrascose e domande esistenziali a cui non è data risposta.

Tutto questo racchiuso in quattordici quadri all’interno di ”Magari.. vite precarie”, spettacolo della compagnia teatrale La luna al guinzaglio, per la regia di Debora Petrocelli, andato in scena venerdì 4 luglio al Cortino del Castello di Fratta (VE).
Il teatro ritorna ad essere testimonianza della precarietà dei giovani, un teatro sociale, quindi, che costringe lo spettatore ad identificarsi, suo malgrado, in primo luogo con la Candidata, laureata che sogna un lavoro attinente ai suoi studi, ma che continua ad imbattersi in situazioni demotivanti, con la Donna e l’Uomo e i loro problemi di coppia acuiti dall’ arrivo di un bambino, con un’Altra Donna, forte e dalle spalle larghe, si suol dire, ma fragile e sempre in coppia con l’Amico, in un dialogo che pian piano si trasforma in un monologo, e infine, il pubblico non riesce a non essere colpito da Mario, padre di famiglia schiacciato da una società che non ha più lavoro per lui.

Quadri che raccontano situazioni attuali, vissute da persone qualunque nella quotidianità. Ci viene da pensare: non sarà troppo per un pubblico stremato da una situazione economica critica? No, quello che questa pièce teatrale racconta è solo un momento, una vicissitudine generazionale che focalizza la sua attenzione sui trentenni e sui loro desideri …magari tra qualche anno ricorderemo questo periodo con tenerezza …magari con qualche lacrima e …magari verremo definiti sopravvissuti …magari.

Un teatro sociale, che vuole costringere lo spettatore ad abbandonare i panni di mero ascoltatore passivo iniziando a porsi una domanda …magari suggerita dalla regista della rappresentazione Debora Petrocelli: “Credo che in …Magari …vite precarie emerga chiaramente la superficialità del vivere contemporaneo. Durante il lavoro ho capito che molte cose le viviamo ”in teoria”. Negata l’esperienza, viene a mancare il terreno dove piantare le proprie convinzioni e i propri valori. Abbiamo appreso ad essere spettatori. E allora tutto diventa un già visto, già detto, consumato, obsoleto”. Continua ponendosi in prima persona la domanda principe: ”…Esiste ancora un pensiero originale? Ritengo che il processo che vede oggi questi drammatici risultati si sia avviato negli anni ’80. Lì abbiamo imparato a contestare senza essere coinvolti (penso ai testi di alcune canzoni ”impegnate”). Per questo la musica di …Magari …vite precarie appartiene a quegli anni”.

Spettacolo da vedere, …magari per abbandonare per qualche ora lo spasmodico invio di cv, i soliti problemi di coppia ed entrare nella vita precaria di… qualcun altro.

 

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