IoLeggo :: Destino
By alessandro.verona On 12 Oct, 2011 At 01:30 PM | Categorized As IoLeggo | With 0 Comments

di Ilario Piras

Illustrazione di Alessandra Perin

 

Era estate, metà luglio, giorni afosi e umidi si rincorrevano uno appresso all’altro, avevo voglia di lasciare per un po’ questi luoghi noiosi ma non avevo né i mezzi né la compagnia per farlo. Il 14 luglio mi arrivò un’email di una newsletter sui viaggi. Guardacaso proprio quello che mi serviva, una crociera a basso costo! Decisi di partire, non l’avessi mai fatto! Forse la vita di ogni uomo è già scritta in un certo qual modo, o forse no, rimane il fatto che tutti ripercorriamo sempre le stesse strade. Bene, io a volte, la ripercorro in modo strano.

Si partiva presto, alle 6:30 del mattino. Arrivai tardissimo per via dei soliti inconvenienti di chi parte, cosa mettere in valigia, chi salutare, convincere mia madre che, da li a una settimana, sarei tornato e cose del genere. Alle sette in punto salivo le scale che mi portavano nella grande nave, sotto gli occhi astiosi di due persone dell’equipaggio. Mi scusai, ma non ottenni alcuna risposta, tranne che per uno sbuffo breve ma molto significativo! Entrando nella nave capii subito. Ebbi la solita sensazione che mi assale quando vengo travolto da questi strani avvenimenti. Ricordate l’ultima volta che avete provato un Déjà vu? Quel falso ricordo che ci sembra di rivivere impropriamente. L’affettuosa sensazione di famigliarità, che si contrappone presto alla soprannaturale consapevolezza che quell’azione non l’abbiamo mai fatta. Certe volte questa paramnesia dura un istante altre volte si dilunga. Una volta, durò talmente tanto, che credetti di aver cambiato il mio passato, cambiando le mie azioni. Lasciai correre, tanto, in un modo o nell’altro, ciò che già era stato non si sarebbe fermato! Trovai la mia cabina, davvero splendida, ovviamente arredata in stile retrò, con due grandi oblò e un letto enorme. Provai subito il materasso, molto soffice. Guardai fuori e notai che eravamo già fuori dal porto. Mi venne spontaneo un sorriso, capii, infatti, che era già iniziato. Il viaggio naturalmente.

Mi misi i boxer da spiaggia e una T-shirt, uscii per esplorare l’esterno consapevole che da qualche parte doveva esserci una piscina. Purtroppo la trovai ancora vuota, nessuna anima viva nei paraggi, unico rumore il mugugnare soffocato dei potenti motori, non mi stupiva. Il bar vicino era vuoto, neanche una bottiglia. Dopo una lunga ricerca ne trovai uno. Chiesi una birra all’unica sorridente barista, che, dopo avermela consegnata, tappata con un tovagliolo sotto, sparì dietro ad una porta. Cominciavo a sentirmi un po’ offeso. Chiamai la barista ma non ci fu verso. La stappai con un colpo del palmo dopo aver incastrato il tappo sull’unico spigolo del bancone, ovviamente il liquido effervescente mi inzuppo gli abiti. Decisi di arrendermi al mio destino. Ma a metà birra noia e frustrazione governavano i miei pensieri. Verso le undici del mattino, il sole picchiava sul ponte e sudavo copiosamente,  cominciavo a preoccuparmi quando, guardando la desolazione che mi circondava, l’enigma cominciò a svelarsi. Era bionda, un fisico statuario, leggermente abbronzata, era distesa su uno sdraio con la testa all’ombra di un ombrellone. Quando la vidi la nave esplose in un frastuono di persone che parlavano, bimbi che gridavano, persone dell’equipaggio che si muovevano velocemente. Una vera crociera finalmente!

Aprì gli occhi e mi disse: << Sei arrivato finalmente!>>.

Sentii lo stomaco svuotarsi di colpo, come quando si supera un dosso correndo in auto.

<< Potrei sapere perché sono qui, e cosa dovrei fare?>>, azzardai.

Chiaramente non ottenni risposta, non era quello il modo. Mi sedetti vicino a lei. Poteva avere massimo vent’anni, i capelli le ricaddero sulle spalle quando si sollevò a sedere, si tolse gli occhiali da sole e mi sorrise. Davvero un peccato! Lasciai che parlasse, ma non disse nulla, fece un cenno col braccio e un cameriere si avvicinò. Data l’ora, presi un aperitivo. Dato che non parlava e che la piscina ora era piena, mi arrischiai in un tuffo, e mi feci anche qualche bracciata, ma decisi subito di uscire perché l’acqua era troppo inconsistente, e la strana sensazione di volare cominciava a darmi fastidio, mi sentivo lo stesso rinfrescato, dopo essermi liberato dal puzzo di birra. Mi sistemai al sole, nello sdraio accanto a lei. Dopo qualche minuto sentii una leggera pressione umida sulle mie labbra, e lo schiocco successivo del bacio mi fece risvegliare definitivamente. Quando aprii gli occhi il suo splendido sorriso mi parlò:

<< andiamo a mangiare che ho fame? >>.

Mi alzai e ci avviammo al ristorante. Qui mi accorsi con enorme rammarico che la mia voce non era percepita da queste illuse creature, infatti, nonostante avessi ordinato spaghetti al ragù e bistecca al sangue, fui costretto a sorbirmi delle insipide lumache con un brodino che pareva acqua, fortunatamente i sapori erano attenuati. Mi accorsi anche che era inutile fare domande a colei che mi stava di fronte. Questa crociera cominciava decisamente a seccarmi.  Capii che si arrivava al sodo quando una sirena cominciò a fischiare e scoppiò il panico tra i passeggeri, corsi fuori dal ristorante, con la donna alle mie spalle che, quando ero costretto a bloccarmi davanti ad un ostacolo, mi si schiantava contro. Capii che la nave affondava, un incendio spaventoso stava divorando la prua della nave, a poppa si cominciavano a calare le scialuppe e li andavamo, ma la nave ebbe uno scossone ed io vacillai in avanti, mentre la ragazza fu scaraventata verso l’esterno della nave, oltre il parapetto. Feci appena in tempo ad afferrarle il polso, e cominciavo a tirarla in salvo, verso di me, ma il dannato bracciale di perle bianche mi rimase in mano e all’istante tutto svanì, veramente tutto, mi ritrovai a galleggiare in mezzo ad un incredibile mare silenzioso e calmo. Sentii in lontananza un motore e cominciai ad urlare. Fui issato a bordo di un peschereccio che rientrava, fortunatamente in ritardo, dalla pesca. Un’ora dopo ero all’asciutto sulla banchina. Dopo aver risposto ad una marea di domande, con un’infinità di cazzate, che comprendevano una canoa e gli squali, e aver lasciato dei visi attoniti, mi avvicinai al bar del porto per darmi una sistemata. Appena prima di entrare mi bloccai, la sensazione era tornata, come uno schiocco di frusta. Mi aveva riavvolto come il riflusso della marea quando riporta al mare una conchiglia depositata sulla battigia poco prima. Mi guardai alle spalle e la vidi sul ciglio della banchina, la mia compagna di crociera, con un grazioso mazzetto di fiori, lo lanciò con delicatezza sull’acqua e stette ad osservare. Ovviamente mi avvicinai, la donna era abbastanza avanti con gli anni, ma mi accorsi subito dell’incredibile somiglianza, mi frugai in tasca e le diedi il bracciale, lo guardò stupita, poi guardò me e una lacrima le solcò la guancia destra.

<< venga che le offro un caffè >>, dissi scoraggiato, voltandomi ed indicando il bar alle mie spalle.

Quando mi girai era svanita nel nulla. Feci uno sbuffo e sentii il terribile bisogno di accendere una sigaretta.

<< Ehi! Ragazzo>>, L’uomo era qualche metro più in là, mi avvicinai, consapevole che era tutto finito.

Mi offrì una sigaretta e mentre me la godevo ascoltai la strana storia di una donna che veniva sempre a gettare dei fiori in mare, proprio nel punto in cui ero io prima, da quando si era salvata dal naufragio della nave su cui era, in crociera. Qualcuno raccontava che lei era stata l’unica superstite, perché tutte le scialuppe erano affondate, mentre lei invece era caduta in mare, perdendo l’uomo che aveva appena sposato. La donna era morta da un anno esatto, e c’è chi dice che in certe notti di luna nuova il fantasma della donna faccia apparizione li al porto per depositare i fiori per il marito.

<< Son tutte fesserie!>> mi disse ridendo.

<< Già! >> dissi, lanciando il mozzicone in mare.

Mi voltai, mi avviai per la mia strada e salutai dicendo:

<< Comunque non credo che la vedranno più. Arrivederci!>>.



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